ESSERE SENSIBILI

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Tu sai cosa significa sentire?
Avere tantissimo caldo e tantissimo freddo. Tantissima paura. Tantissima voglia. 
Fretta: di scappare, tornare, andare, andare, andare…
[Gramellini, Gamberale, 2014. Avrò cura di te. Longanesi, pag. 35]

Ho sempre avuto qualche difficoltà a gestire la mia sensibilità, soprattutto durante l’adolescenza e fino ai 25 anni circa, quando ne sono diventata più consapevole; trovavo serenità solo quando stavo con le persone più intime, ma nei confronti del resto del mondo mi sentivo “diversa” e incompresa, tanto da pensare di essere “sbagliata”.

sensibileIn realtà, quando si parla di “persone sensibili” non se ne parla mai male (anche perché, essendo sensibili, potrebbero offendersi!), spesso se ne evidenziano l’animo delicato e le maniere educate, ma, di fondo, ogni tratto sembra identificato con una estrema fragilità.

La sensibilità viene associata ad un eccessivo carico di emotività che, a volte, può essere di disturbo; frequenti sono, infatti, le manifestazioni di disappunto che spesso ci vengono rivolte: “Come sei permaloso!” – “..perché piangi sempre?” – Non parli mai” …

Inoltre, a favorire le incomprensioni, vi è l’errata (a mio parere) moderna convinzione che le emozioni debbano essere “controllate” per poter essere efficaci nel proprio contesto di vita; questa idea,  fuorviante di per sé (le emozioni vanno espresse, semmai la difficoltà sta nel riconoscerle e nel valutarle), lo è ancor più per un sensibile che, effettivamente, fatica a gestire le proprie sensazioni e, quando tenta di farle tacere, per cercare in qualche modo di salvaguardarsi, agisce maldestramente.

Quando ho realizzato di non essere l’unica ad avere questa caratteristica, ho iniziato piano piano ad abbandonare l’idea di sentirmi “fuoi posto” e a lasciare che quello che ero venisse allo scoperto.

Non è facile per un sensibile “farsi notare”, mostrarsi, non solo per un eventuale senso di inadeguatezza, ma anche perché spesso è davvero complicato riuscire a distinguere con chiarezza i propri confini, il limite salutare della propria percezione.

L’accettazione, però, è il primo passo verso la liberazione. La consapevolezza delle proprie potenzialità, su cui fare affidamento per riuscire a definire i propri spazi, è il secondo. Gli altri, piccoli o grandi, vengono di conseguenza.


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