FOLLOW THE LEADER

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Sull’etimologia del termine leader ci sono diverse teorie, ma la più comune fa riferimento al verbo inglese to lead che significa condurre, dirigere, guidare.

Questa associazione mette subito in evidenza il fatto che un leader da solo non può esistere, ha bisogno della presenza di altre persone; anche se può sembrare un’affermazione banale, ci tengo a sottolinearla perché è proprio l’interpretazione di questa intrinseca caratteristica relazionale che spesso fa la differenza tra una guida positiva e una negativa.

La LEADERSHIP, infatti, è stata espressa in contesti e modalità assai differenti nel corso dei secoli; molti, purtroppo, sono gli esempi che la storia ci offre di leader carismatici, ma distruttivi, i cui effetti erano determinati dall’imposizione e non dalla condivisione.

In termini di POTENZIALITÀ, la LEADERSHIP è definita come “un’insieme di abilità cognitive, emotive e culturali che una persona esercita attraverso l’influenza, l’indirizzo e la motivazione dei followers (coloro che seguono, n.d.r.), al fine di raggiungere un successo comune” (Stanchieri, 2009).

In questo senso, ognuno di noi può essere un leader, non è necessariamente una competenza che appartiene a pochi, ma è più una qualità della persona che si esprime in base agli stimoli, alle passioni e alle occasioni della vita quotidiana; una manifestazione spontanea, non inserita in un processo specifico, in cui però sono comunque presenti tutti gli elementi tipici della LEADERSHIP positiva: il benessere che crea, l’efficienza che garantisce e il riconoscimento che gli viene attribuito.

Come esempio vi riporto l’esperienza di un operaio appassionato di trekking che è solito organizzare momenti di svago per i colleghi, ma che, al contempo, non prende mai l’iniziativa nelle riunioni aziendali. Nel suo ruolo di “organizzatore di gite” egli è un punto di riferimento importante per gli altri, mentre durante gli incontri con i rappresentanti sindacali, il suo contributo è identico a quello degli altri followers.

Rimanendo in ambito aziendale, mi sembra inoltre necessario evidenziare che, nonostante non esista ancora, nell’uso comune, una parola italiana che sostituisca il termine inglese, spesso esso non è per niente paragonabile al concetto che noi abbiamo di “capo”. Questo significa che non è sufficiente ricoprire una posizione “elevata” per poter affermare di essere un leader, ma è fondamentale saper porre attenzione sia alla qualità delle relazioni sia agli obiettivi e ai compiti per raggiungerli in termini di entusiasmo, considerazione ed efficacia.

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Se vuoi verificare quanto tu sappia mettere in atto la POTENZIALITÀ della LEADERSHIP prova a rispondere a queste domande:

  1. Hai assegnato obiettivi chiari e specifici ai tuoi collaboratori?
  2. Hai offerto loro gli strumenti necessari per svolgere correttamente il lavoro?
  3. Dai loro l’opportunità di esprimere ciò che sanno fare meglio?
  4. Tieni in considerazione le loro opinioni? Loro lo sanno?

Se vuoi saperne di più, ti consiglio la lettura di Essere leader non basta di Luca Stanchieri