L’UNICA CERTEZZA È IL CAMBIAMENTO

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Siamo fatti tutti allo stesso modo, siamo tutti uguali, abbiamo occhi, naso e bocca e vogliamo solo una cosa: essere felici. Nessuno vuole soffrire. Ma per essere felici dobbiamo coltivare la compassione. L’Uomo ce l’ha per sua natura: non la proviamo forse quando ci abbracciamo e amiamo?
Dalai Lama

Lo scorso 22 ottobre ho partecipato all’Iniziazione di Avalokiteshvara (il Bodhisattva della Compassione Universale), una benedizione aperta a tutti che il Dalai Lama ha conferito durante il suo weekend di visita milanese.

Nonostante io non sia buddista, il mio particolare interesse verso tutte le pratiche spirituali, mi ha spinto a partecipare a questa manifestazione con una certa curiosità e aspettativa. Ho già avuto modo, in passato, di incontrare alcuni monaci tibetani e di loro mi ha sempre colpito la leggerezza con la quale affrontano la vita. Vedere Sua Santità era un momento inevitabile in questo mio percorso di conoscenza.

Al di là degli aspetti strettamente legati alla cerimonia, che invita ad aumentare il nostro potenziale di amore e benevolenza verso il prossimo, questa giornata mi ha ricordato un libro che lessi molto tempo fa e che mi aiutò ad interpretare il buddismo in una chiave assolutamente moderna ed efficace: “Come diventare un Buddha in cinque settimane“.

So che il titolo vi coglierà di sorpresa, ma credo che in esso siano descritti in maniera sufficientemente chiara alcuni dei principi fondamentali, tra i quali ve n’è uno che per me rappresenta un importante punto di partenza per la nostra felicità: tutto è in continua trasformazione.

Il cambiamento non è mai doloroso. Solo la resistenza al cambiamento lo è
Buddha

Accettare questo principio significa rendersi consapevoli che qualsiasi cosa ci accade è soggetta al cambiamento e che noi stessi siamo costantemente in cambiamento, ma soprattutto che se ci opponiamo e intralciamo questo movimento andiamo contro ad una delle principali leggi della nostra stessa esistenza.

Significa anche che quando ci troviamo di fronte ad una situazione statica, che non si sblocca, stiamo in realtà vivendo una condizione eccezionale in cui probabilmente non stiamo facendo ciò che possiamo o non stiamo vedendo ciò che dovremmo vedere per la nostra crescita personale e di conseguenza la nostra felicità.

Il cambiamento è la regola che ci governa ed è anche ciò che ci permette di raggiungere i nostri obiettivi: non è forse necessario mettersi in moto, agire, fare qualcosa di diverso, modificare un’abitudine o aggiungere un elemento per creare qualcosa di nuovo e realizzare i nostri desideri?

Se voglio essere in forma, devo cambiare alimentazione e adeguare l’esercizio fisico; per una relazione più soddisfacente, devo cambiare atteggiamento, aumentare la comprensione o discutere col partner; se voglio un lavoro migliore, devo cambiare prospettiva, sviluppare nuove competenze o cercare in un’altra direzione… è necessario un cambiamento.

E così anche le nostre sofferenze, viste sotto questa luce, diventano una tappa inevitabile della/per la nostra trasformazione e, al contempo, un passaggio che presto o tardi lascerà il posto a gioie e soddisfazioni.