IL VALORE DEL CAMMINARE

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C’è un momento, nella storia dell’essere umano, in cui il camminare perde definitivamente la sua valenza di mezzo con cui spostarsi alla ricerca di qualcosa, inizia ad essere accostato ad una dimensione diversa, meno materiale e più di ricerca interiore.

Si recupera e valorizza il rapporto con la natura ed il viaggio a piedi diventa un possibile veicolo tramite il quale riuscire ad evadere dalla quotidianità per ritrovare una spiritualità nuova, separata dall’elemento religioso.

Chi cammina conosce la libertà, può andare dove vuole, può imenticare gli impegni, fuggire dalle costrizioni del lavoro, ma anche trasgredire, per rompere definitivamente con un sistema che non sente suo, fino a sperimentare la rinuncia di tutto.

Chi cammina cura la sofferenza e i dolori, o coltiva il silenzio e la solitudine, lontano dai rumori delle città, dai chiacchiericci e dalle notizie, ma anche dal brusio interiore con il quale giudichiamo noi stessi e gli altri.

Chi cammina sente il bisogno di rallentare, per scardinare la convinzione che la velocità aiuti a guadagnare tempo, quando invece è vivendo con lentezza che le giornate sembrano più lunghe, fanno vivere di più, in ogni secondo.

C’è poi chi cammina per affermare i propri diritti, come Gandhi o Martin Luter King, per promuovere un ideale di indipendenza, prestare fede alla parola data, con l’esperienza della fatica e della resistenza.

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