ELOGIO DELLA FUGA

Facebook Linkedin Instagram

Quando non può lottare contro il vento e il mare per seguire la sua rotta, il veliero ha due possibilità: l’andatura di cappa che lo fa andare alla deriva, e la fuga davanti alla tempesta con il mare in poppa e un minimo di tela. La fuga è spesso, quando si è lontani dalla costa, il solo modo di salvare barca ed equipaggio. E in più permette di scoprire rive sconosciute che spuntano all’orizzonte delle acque tornate calme. Rive sconosciute che saranno per sempre ignorate da coloro che hanno l’illusoria fortuna di poter seguire la rotta dei carghi e delle petroliere, la rotta senza imprevisti imposta dalle compagnie di navigazione. Forse conoscete quella barca che si chiama Desiderio.

Henri Laborit

La fuga è spesso associata ad una manifestazione di debolezza, di vigliaccheria o di mancanza di serietà nell’assumersi le proprie responsabilità. C’è chi scappa dagli obblighi e dagli impegni, dal proprio senso di inadeguatezza, o magari per vergogna, per imboccare scorciatoie e nascondersi. Nell’immaginario comune, infatti, colui che fugge cerca di evitare una situazione che lo intimorisce o davanti alla quale non si sente all’altezza e, per questo, è deriso o mal considerato.

Fuggire, però, non significa solo dileguarsi nel nulla o eludere un problema. In realtà è anche un meccanismo di sopravvivenza che scatta quando ci troviamo di fronte ad un possibile pericolo o danno per la nostra persona, sia fisico che emotivo: un istinto animale, salutare, che, insieme al suo opposto (lottare), ci permette di salvaguardare la nostra vita.

..continua a leggere su apiediperilmondo.com