SERENDIPITY

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Il termine “Serendipity” (in italiano serendipità) fu coniato dallo scrittore inglese Horace Walpole nel XVIII secolo a seguito della lettura della fiaba persiana “Viaggi e avventure dei tre principi di Serendippo (antico nome dello Sri Lanka)” nella quale vengono raccontati diversi episodi in cui i protagonisti, durante il loro peregrinare, trovano, inaspetattamente e fortuitamente, cose che non stavano cercando grazie al caso e alla loro sagacia.

Definito sin da subito come “parola d’autore”, il neologismo fu utilizzato per la prima volta in una lettera-opera che lo scrittore inviò ad un amico e, successivamente, inserito a pieno titolo come vocabolo di uso comune in tutti i dizionari mondiali; ancora oggi, infatti, viene utilizzato proprio per indicare la fortuna di fare felici scoperte per puro caso o di trovare una cosa non cercata e imprevista mentre se ne stava cercando un’altra.

Una parola che ci ricorda subito una sensazione di gioia e serenità, di magia, ma anche un importante concetto che attraversa tutti gli ambiti della vita, dalla ricerca scientifica alle esplorazioni geografiche, dalle intuizioni letterarie alle strategie manageriali, fino alla più semplice quotidianità: se non ci fosse la variabile della casualità non ci sarebbero le scoperte, ma solo una serie di conferme a teorie, ipotesi e idee… nessuna apertura, sopresa, rivelazione.

Ecco perchè, anche nel nostro cammino di ricerca, spirituale e personale, la serendipità dovrebbe essere una caratteristica intrinseca del percorso stesso, poichè, nonostante l’anelito a trovare risposte e spiegazioni, spesso è solo quando non abbiamo particolari aspettative o regole, quando ci affidiamo al caso che accade e appare ciò che serve e che all’occhio condizionato sfugge.