MULADHARA: LE RADICI

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Situato alla base della colonna vertebrale, nel perineo, il primo chakra è il fulcro di tutto il sistema delle “ruote” energetiche. È qui che si formano le nostre fondamenta, ciò che ci permette di stare in piedi e dare forma alla nostra esistenza, determinando ciò che possiamo sostenere, costruire, sopportare.

L’ancoraggio di queste “strutture di sostegno” affonda nel ventre della terra, come le radici (muladhara) di un albero.

Senza fondamenta forti, ben poco può essere realizzato; senza un terreno abbastanza solido (per reggere) e, al contempo, sufficientemente morbido (per lasciare spazio di movimento), nessuna radice può attecchire.

Così è per la casa, la famiglia, le nostre origini e, quindi, il rapporto che abbiamo con essi.

La solidità ci permette di essere fermi, di stare di fronte alle avversità senza cedere, di avere fiducia. Ci aiuta a porre delle delimitazioni, a dare consistenza alle cose e continuità.

Collegarsi alla terra significa mettersi in contatto col proprio corpo, la forma solida della nostra esistenza, il nostro confine definito.

Se non siamo sufficientemente in ascolto e sintonia con i bisogni del nostro tempio (nutrimento, riposo, riparo, riproduzione) o non riusciamo a soddisfarli impariamo a non dar loro credito o ad ignorarli e, allo stesso tempo, percepiamo il mondo come ostile.

L’elemento che guida questa ricerca di appagamento è l’istinto di sopravvivenza, di conservazione e sicurezza. Quando viene soddisfatto, come una specie di abitudine di sottofondo, permette alla nostra coscienza di impegnarsi in altre attività, ci sostiene nell’affrontare la vita; quando viene minacciato, domina tutte le altre funzioni, sostituendo la fermezza con la paura.

Un disequilibrio del 1° chakra può manifestarsi in eccesso con dipendenza dal cibo, dai famigliari, dalla routine, timore dei cambiamenti, un corpo rigido, durezze di carattere, attenzione al possesso di beni, concretezza oppure in difetto con la tendenza a dare poca importanza alla quotidianità, a favore di fantasie, sogni, conoscenza e spiritualità, poco interesse per la cura di sè, sguardo sulla difensiva e agitazione nei movimenti.

Per portare muladhara in armonia con consapevolezza bisogna prendere contatto con il proprio corpo, sentirlo e viverlo, conoscere le proprie radici, scoprire il passato, analizzare eventuali traumi e creare abitudini di vita che rassicurino, lasciando al contempo spazio per muoversi.

In particolare, in caso di carenza è utile fare esercizi di radicamento, di forma, limiti e confini, mentre in caso di eccesso bisogna imparare a scaricare energia, a lasciarsi andare e passare dalla stabilità eccessiva al movimento e alla fluidità.

Radici in equilibrio conferiscono un senso di sicurezza interiore, buona cura di se stessi, l’affermazione del diritto di esistere e un forte senso di presenza.