DARE IL “GIUSTO” NOME ALLE COSE

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L’Essere Umano ha sviluppato il linguaggio molto molto tempo fa come esigenza comunicativa dovuta all’aumentare degli scambi e delle relazioni, commerciali e personali.

Il bisogno di parlare, spiegare, descrivere oggetti, situazioni e intenzioni sempre più complessi, in molteplici contesti e con differenti persone ha promosso la nascita di codici comuni che potessero facilitare la reciproca comprensione.

Questo è ciò che, ancora oggi, ci permette di comunicare e farci capire, ma, al contempo, di essere fraintesi e creare incomprensioni poichè, nonostante l’utilizzo di parole condivise, non sempre riusciamo a spiegare in modo esaustivo ciò che abbiamo in testa e che sentiamo (vedi La Comunicazione in sintesi).

Non solo, il linguaggio è anche un importante elemento che influisce sulla creazione della nostra personalità e sulla percezione che abbiamo di noi stessi e della vita.

Il fatto di “dare un nome” alle cose, di “etichettarle”, di doverle “identificare” con un termine ci porta, infatti, a definire ciò che ci circonda e che abbiamo dentro, senza avere la certezza che esso combaci esattamente con la sua essenza.

Le parole sono convenzionali e uguali per tutti, ma quello che siamo e sentiamo è unico, non decifrabile.

Quante volte vi è capitato di dire o sentire “non so come spiegarti, è una sensazione strana, particolare da descrivere” oppure “le emozioni non si possono spiegare”? Quante volte, dopo una lunga conversazione, vi siete sentiti svuotati, anzichè riempiti, privi di consistenza, come se tutto quel parlare, in fondo, non fosse servito a nulla, a volte, addirittura a portare maggiore confusione?

Il modo in cui utilizziamo le parole è fondamentale per creare la realtà che vogliamo, perchè la mente percepisce e si identifica esattamente con ciò che noi pronunciamo.

Ad esempio: un giorno ci hanno insegnato che quell’oggetto su cui posiamo il sedere si chiama “sedia”, ma avrebbero potuto anche nominarlo “lagma”, non avrebbe fatto differenza, avremmo comunque imparato ad associare quella specifica sequenza di lettere a quell’oggetto (tant’è che nel mondo esistono diverse lingue…).

Quando, però, siamo noi a dare il nome a ciò che vogliamo descrivere, qualcosa di diverso accade, ad esempio: hai avuto un passato con un susseguirsi di malattie, come lo chiami? “sfiga”, “natura”, “difficoltà”, “normalità”, … sei stato bocciato due volte a scuola, come lo spieghi? “sfiga”, “colpa”, “ingiustizia”, “opportunità”, …? hai vinto la gara di atletica, come lo racconti? “fortuna”, “bravura”, “migliore”, “caso”, …

Definiamo le cose in base a come ci sentiamo, ma, allo stesso, tempo ci identifichiamo con le parole che usiamo o che abbiamo sentito usare nei nostri confronti sin da piccoli, dai famigliari, a scuola o al lavoro, dai partner, etc.

Prestando attenzione ai principali termini e vocaboli che fanno parte del nostro vocabolario, possiamo renderci maggiormente consapevoli di come ci percepiamo e definiamo la nostra vita; di conseguenza, possiamo anche scegliere di modificare il nostro linguaggio e orientarlo verso ciò che vorremmo essere, creare, attirare.

Oppure, lasciare che dal silenzio e dal vuoto emerga la voce dell’anima che già sa senza bisogno di parlare, spiegare, definire.