DONNE CHE CORRONO COI LUPI

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Siamo pervase dalla nostalgia per l’antica natura selvaggia. Pochi sono gli antidoti autorizzati a questo struggimento.

Ci hanno insegnato a vergognarci di un simile desiderio. Ci siamo lasciate crescere i capelli e li abbiamo usati per nascondere i sentimenti.

Ma l’ombra della Donna Selvaggia ancora si appiatta dietro di noi, nei nostri giorni, nelle nostre notti. Ovunque e sempre, I’ombra che ci trotterella dietro va indubbiamente a
quattro zampe

Donne che corrono coi lupi è uno dei libri più letti nell’ambito della psicanalisi del femminile e una sorta di Manuale, Guida, Bibbia per la valorizzazione della Donna Selvaggia insita in ognuna di noi.

Scritto negli anni ’90 da Clarissa Pinkola Estés, psicanalista junghiana, ricercatrice e studiosa, racconta, attraverso l’interpretazione di fiabe e miti di diverse tradizioni culturali, il potere originale, spontaneo e creativo, soffocato, nel corso del tempo, da paure, insicurezze e stereotipi.

Una forza che viene paragonata a quella delle lupe, eleganti e istintive allo stesso tempo, fedeli sia col partner che con la comunità di cui fanno parte.

Ogni storia svela un archetipo di donna che mostra le diverse sfaccettature della nostra natura: appassionata, curiosa, buona, saggia, intuitiva, accogliente.

Un testo ricchissimo, da leggere lentamente, anche a pezzi, e riprendere continuamente per entrare in contatto con tutte le parti perdute di sè.

…è tipico delle donne mettersi a correre forte per riguadagnare il tempo perduto, liberare la scrivania, liberarsi dal rapporto, svuotare la mente, voltare pagina, insistere su una pausa, rompere le regole, fermare il mondo…

se le donne l’hanno perduta e l’hanno poi ritrovata, combatteranno per trattenerla per sempre. Quando l’hanno riconquistata, lottano strenuamente per trattenerla, perché con lei la loro vita creativa fiorisce, le loro relazioni acquistano significato, profondità e salute, si ristabiliscono i cicli della sessualità, della creatività, del lavoro e del gioco, non sono più territori di caccia da depredare, sono autorizzate dalle leggi della natura a crescere e a prosperare.

La stanchezza a fine giornata verrà allora da un lavoro e da sforzi soddisfacenti, e non dall’essere rinchiuse in un ambito mentale troppo ristretto, in un impiego o in un rapporto.

Istintivamente sanno quando le cose devono morire o quando devono vivere, sanno come allontanarsi e come restare….stare con sicurezza e orgoglio nel proprio corpo indipendentemente dai suoi doni e dai suoi limiti, parlare e agire per proprio conto, essere consapevoli, vigili, rifarsi ai poteri femminili innati dell’intuito e della percezione, riprendere i propri cicli, scoprire a che cosa si appartiene, levarsi con dignità…”