L’OSSERVATORE INTERNO

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Tutti noi veniamo al mondo integri, colmi di luce e di amore, ma nel passaggio da una dimensione all’altra perdiamo il ricordo di questa integrità e della nostra essenza, condizionati da ciò che ci accade attorno.

Sin dai primissimi istanti della nostra vita, avvenimenti, percezioni, stimoli ci inducono a re-agire e, col tempo, a costruire una personalità, un carattere, una corazza protettiva per vivere e sopravvivere, nel bene e nel male.

In particolare, ciò accade quando entriamo in relazione con gli altri poichè è proprio nell’incontro con altre persone (dal latino “maschere”) che qualcosa si muove dentro di noi e si scatena una reazione (di attrazione, repulsione, fastidio, rabbia, simpatia..).

Spesso la risposta emotiva o mentale che agiamo è in funzione di ciò che abbiamo iniziato a credere di noi stessi in base alle esperienze passate e che gli altri, in un modo o nell’altro, portano in evidenza.

Quando l’interazione è positiva siamo, ovviamente, contenti e soddisfatti, ma in altri casi incomprensioni e difficoltà sono il frutto di meccanismi difensivi che intervengono a disturbare le frequenze e non ci permettono di vedere ciò che effettivamente sta accadendo: il risveglio di antiche ferite, attorno alla quale ci siamo strutturati.

È proprio in queste situazioni, soprattutto se nate all’interno di un rapporto d’amore, che dovremmo attivare l’Osservatore interiore, quella parte di noi che è in grado di notare gli automatismi che mettiamo in gioco e riconoscerli come schemi, ruoli, modalità che utilizziamo per tutelarci dal dolore originale.

Uno dei motivi per cui non riusciamo ad essere sempre felici è che ci identifichiamo con le nostre sofferenze e con le conseguenti credenze che abbiamo creato: non sono degno, sono sbagliata, non ce la posso fare, non piaccio a nessuno…

L’Osservatore ci permette di guardare “da fuori” ciò che accade “dentro” di noi in modo da riuscire a sentire e capire le nostre emozioni e i nostri pensieri senza farci coinvolgere, prendendo le distanze dall’idea che abbiamo di noi, dal ruolo che stiamo recitando.

L’obiettivo non è quello di diventare sterili, ma anzi di tornare a sentire l’Amore da cui tutto nasce, che è stato ferito e ha creato in noi l’illusione di non esserne più meritevoli.