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Abbiamo avuto paura.
E ne abbiamo ancora.

Qualcosa di inaspettato ci ha sorpresi, travolti, bloccati.
Col tempo abbiamo imparato a familiarizzare con il suo nome: coronavirus. E con ciò che porta con sé: la covid-19 (COronVirus Disease 19), una malattia infettiva particolarmente complessa.
Ci siamo abituati ad indossare guanti e mascherine, a lavare e disinfettare ogni cosa, a mantenere le distanze.

E adesso, che l’ondata sembra passata, mentre ancora dobbiamo elaborare emozioni, dati e informazioni, vorremmo riaprire la porta, magari senza nemmeno sapere come.

Nella contemporanea società liquida, in cui crollano tutti i punti di riferimento, l’incertezza disorienta, i cambiamenti spaventano e la sfiducia mina la capacità di reagire, favorendo il “blackout” (dopo il lockdown), ma ci sono almeno due strade per uscire dalla situazione di stasi.

La prima è quella di concentrarsi su ciò che è possibile fare (e non su ciò che limita), indirizzando così l’attenzione su quella zona di controllo che permette di muoversi con maggiore sicurezza, lasciando meno spazio alle ansie.

La seconda è quella di accogliere la paura per permetterle di raccontarci qualcosa di utile per il futuro: cosa ho imparato da questa situazione? quali sono i miei reali timori? cosa non voglio perdere e perché?

Entrambe le vie invitano ad agire, ma con consapevolezza e serenità, verso nuovi o ritrovati obiettivi.

Con buon senso, rispetto e cura per sè e per gli altri.


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