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L’uomo deve armonizzare lo spirito e il corpo

Ippocrate di Coo è considerato il più grande innovatore nel campo della medicina scientifica tanto da esserne ritenuto il padre fondatore. Vissuto tra il 300 e il 400 a.C. (n.d.R. più di 2000 anni fa), egli rivoluzionò le conoscenze mediche, riassumendo le tradizioni filosofiche e teurgiche precedenti e introducendo nuovi concetti.

Figlio di medici e grande viaggiatore, ebbe modo di approfondire gli insegnamenti dei sacerdoti egizi, i maggiori esperti di discipline scientifiche del tempo e farne tesoro ed esperienza.

Le cose sacre non devono essere insegnate che alle persone pure; è un sacrilegio comunicarle ai profani prima di averli iniziati ai misteri della scienza

Il suo pensiero medico e filosofico si inserisce in un contesto esoterico, cosmico ed unitario che egli stesso cercò di preservare dall’accesso di quanti fossero, a suo dire, impreparati a comprenderlo.

Il principale fondamento di tale concezione si basa sul principio “Νόσων φύσεις ἰητροί”, la natura è il medico delle malattie, secondo il quale il corpo umano sarebbe animato da una forza vitale tendente per natura a riequilibrare le disarmonie apportatrici di patologie.

La via della guarigione e, di conseguenza, il lavoro del medico, starebbe quindi nel riuscire ad individuare le cause del blocco energetico e nel stimolare questa forza innata perché riporti l’originaria armonia.

È la scuola ippocratica, infatti, a dare una nuova interpretazione di malattia e salute, non più dipendenti da agenti esterni casuali o da interventi divini, ma da circostanze insite nella persona stessa; in questo senso, prende importanza la valutazione dell’ereditarietà e dell’adattabilità dell’individuo all’ambiente, nonché gli aspetti dietetici, psicologici e sociali.

Ippocrate fu il primo a studiare l’anatomia e la patologia, ad introdurre i concetti di diagnosi e prognosi e ad inventare la cartella clinica. Nella sua visione, tali strumenti erano utili per tenere traccia dello stile di vita del malato e riuscire cosi a comprendere e sconfiggere la malattia da cui era affetto. Lo spirito di osservazione era, quindi, fondamentale nella valutazione globale dello stato della persona.

[ Tutti aspetti che ritroviamo anche nella Medicina ayurvedica, in quella cinese e hawaiana. ]

Se ti udrà un medico di schiavi, ti rimprovererà: Ma così tu rendi medico il tuo paziente!” proprio così dovrà dirti, se sei un bravo medico.

Per esercitare al meglio la professione, in diversi passi delle sue opere, egli insiste sull’esigenza che il medico conduca una vita regolare e riservata, non speculi sulle malattie dei pazienti e stabilisca con essi un legame di sincerità.

Il testo più celebre che codifica l’etica medica è il famoso Giuramento, tuttora valido, in cui vengono elencati i princìpi fondamentali:

Consapevole dell’importanza e della solennità dell’atto che compio e dell’impegno che assumo,

GIURO:

di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento

di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale

di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di un paziente

di attenermi nella mia attività ai principi etici della solidarietà umana, contro i quali, nel rispetto della vita e della persona non utilizzerò mai le mie conoscenze

di prestare la mia opera con diligenza, perizia e prudenza secondo scienza e coscienza ed osservando le norme deontologiche che regolano l’esercizio della medicina e quelle giuridiche che non risultino in contrasto con gli scopi della mia professione

di affidare la mia reputazione esclusivamente alle mie capacità professionali ed alle mie doti morali

di evitare, anche al di fuori dell’esercizio professionale, ogni atto e comportamento che possano ledere il prestigio e la dignità della professione

di rispettare i colleghi anche in caso di contrasto di opinioni

di curare tutti i miei pazienti con eguale scrupolo e impegno indipendentemente dai sentimenti che essi mi ispirano e prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità, condizione sociale e ideologia politica

di prestare assistenza d’urgenza a qualsiasi infermo che ne abbisogni e di mettermi, in caso di pubblica calamità, a disposizione dell’Autorità competente

di rispettare e facilitare in ogni caso il diritto del malato alla libera scelta del suo medico tenuto conto che il rapporto tra medico e paziente è fondato sulla fiducia e in ogni caso sul reciproco rispetto

di osservare il segreto su tutto ciò che mi è confidato, che vedo o che ho veduto, inteso o intuito nell’esercizio della mia professione o in ragione del mio stato.

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