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Lo Yoga si è sviluppato moltissimo negli ultimi decenni in Occidente, e in tutto il mondo in generale, e continua a farlo, dando vita, attraverso i vari nuovi maestri, anche a creative rivisitazioni in chiave contemporanea.

Pur non essendo io un’insegnante o una divulgatrice, ho avuto modo di approfondire e praticare alcuni dei suoi fondamenti durante i diversi anni di formazione olistica (e non solo) e, quindi, rimango sempre un po’ perplessa nel vedere come, in alcuni casi, essi vengano mal interpretati o realizzati, rischiando di banalizzare una tradizione che risale fin al 5000 a.C.

Credo, infatti, sia importante rispettare i princìpi che animano una filosofia di vita tanto antica, nonché diffonderli correttamente per fornire a chi si avvicina ad essa maggiori strumenti di comprensione e, quindi, di crescita e benessere personale.


ginnàstica s f. [dal lat. (ars) gymnastĭca, gr. γυμναστική (τέχνη); v. ginnastico]. 1. Attività che tende, mediante una serie ordinata di esercizi, a sviluppare l’apparato muscolare e a dare robustezza e agilità al corpo umano

Lo Yoga non è una ginnastica; o, per lo meno, non è solo questo.

Per comprenderlo bisogna fare riferimento ai primi insegnamenti scritti che si trovano nelle Upaniṣad, un insieme di testi indiani di approfondimento dei Veda che raccoglie le indicazioni (precedentemente trasmesse oralmente) riguardo la natura dell’anima umana dal punto di vista filosofico e mistico e, poi, alla Bhagavadgītā (il “Canto del Divino”), testo sacro dell’Induismo, che descrive la condotta di vita ideale per la liberazione dalla sofferenza e agli Yoga Sutra di Patanjali, una raccolta di 196 aforismi che guidano il praticante nel raggiungimento dello stato di beatitudine.


yòga s. m. [voce sanscr. ‹i̯óoġa›, che significa propr. «unione, congiunzione (dell’uomo con la divinità)»], invar. 1. Termine con cui viene indicato un vasto complesso di tecniche ascetiche, praticate già nell’India prearia e, in partic., uno specifico metodo di autodisciplina mirante a liberare progressivamente chi lo pratica (yogin) dai vincoli materiali, assunto, per il suo carattere pragmatico e la sua funzione spirituale, da varie scuole del pensiero filosofico-religioso indiano

Questo ultimo testo rappresenta le fondamenta sulle quali si sviluppano tutte le diverse scuole yogiche e comprende:

  1. Samādhi Pāda – Pada del Samadi: definisce lo yoga come mezzo per il raggiungimento del samādhi, lo stato di beatitudine nel quale, sperimentando una differente consapevolezza delle cose, si consegue la liberazione dal “ciclo delle rinascite”
  2. Sādhana Pāda – Pada del Sentiero: vengono descritti il Kriyā Yoga (Yoga dell’azione) e l’Aṣṭāṅga Yoga con gli 8 passaggi che segnano il cammino spirituale
    1. le regole di comportamento (yama)
    2. le osservanze (niyama)
    3. le posizioni fisiche (āsana)
    4. il controllo del respiro (prāṇāyāma)
    5. il ritiro dei sensi verso la loro origine (pratyāhāra)
    6. la concentrazione (dhāraṇā)
    7. la meditazione (dhyāna)
    8. lo stato di grazia, esperienza diretta dell’unione tra il soggetto e l’oggetto (samādhi).
  3. Vibhūti Pāda – Pada dei Poteri: parla delle ultime fasi del percorso yogico e dei poteri che possono essere acquisiti mediante una corretta pratica
  4. Kaivalya Pāda – Pada dell’isolamento o separazione: avverte riguardo ai pericoli e ostacoli che possono sopraggiungere lungo il sentiero e da cui bisogna liberarsi, come le limitazioni e le costrizioni dell’ego.

Per molto tempo lo Yoga (Raja Yoga=Yoga Reale) fu incentrato sulla pratica meditativa e su posizioni statiche, solo nel XX Secolo, dopo un lungo periodo di decadimento della tradizione yogica, con lo studio di Swami Kuvalayananda, Swami Sivananda Krishnamacharya l’attenzione si spostò sui benefici per la salute dal punto di vista scientifico e sullo sviluppo di un ampio e vario sistema di asana e tecniche di pranayama (Hatha Yoga=Yoga della Forza).

È proprio dall’impegno di questi ultimi che la pratica ha ripreso a diffondersi, recuperando gli antichi insegnamenti, dai quali trae ancora origine, e attingendo a nuove conoscenze e intuizioni,

Lo yoga è calmare la mente, non mettersi a testa in giù.

–Swami Satchidananda

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