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Il termine FIL (Felicità Interna Lorda) fu coniato all’inizio degli anni ’70 nel tentativo di individuare una serie di indicatori che potessero rappresentare la nozione di “benessere” sociale ampliandone il significato rispetto ai soli parametri economici.

Esso si discosta dal più conosciuto concetto di PIL (Prodotto Interno Lordo) poiché, nel valutare le azioni da intraprendere per la gestione di un Paese e dei rapporti tra cittadini, oltre al reddito e alla capacità del sistema di produrre e vendere beni, prende in considerazione molti altri fattori.

Attribuito all’ex re del Bhutan, Jigme Singye Wangchuck, questo nuovo approccio (GNHGross National Happiness in inglese) definisce la felicità sulla base di quattro princìpi fondamentali:

  • sviluppo economico sostenibile ed equo a tutti i livelli
  • salvaguardia dell’ambiente
  • tutela della cultura locale
  • promozione di tutto ciò che va nelle tre direzioni sopracitate e cessazione di ogni politica opposta a questi valori.

Tali pilastri, tuttora sostenuti dal governo butanese, vengono applicati in tutti i settori della vita di Comunità, dalla salute all’istruzione, dal commercio al turismo.

Secondo dati recenti, il Bhutan, nonostante sia uno dei più poveri dell’Asia, detiene il record di nazione più felice del continente ed è all’ottavo posto nel mondo.

Il Paese sembra testimoniare l’equazione che “i soldi non fanno la felicità”.

A livello nazionale e mondiale abbiamo bisogno di un sistema economico che ci aiuti a perseguire la vera felicità. Il fine dello sviluppo economico dovrebbe essere quello di facilitare e di non ostacolare il raggiungimento della felicità.

Dalai Lama


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