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Kundalini (कुण्डलिनी) è un termine della lingua sanscrita presente in alcuni testi delle tradizioni tantriche utilizzato per indicare l’energia divina che si ritiene risieda, in forma quiescente, in ogni individuo.

Questa potenza è chiamata suprema, sottile, trascende ogni norma di comportamento. Avvolta intorno al punto luminoso (bindu) del cuore, all’interno giace nel sonno, o Beata, in forma di serpente addormentato e non ha coscienza di nulla, o Umā. Questa Dea, dopo aver immesso nel grembo i quattordici mondi insieme con la luna il sole i pianeti, cade in uno stato di obnubilamento come di chi è offuscato dal veleno. È risvegliata dalla suprema risonanza naturale di conoscenza, [nel momento in cui] è scossa, o Eccellente, da quel che sta nel suo grembo. Si produce infatti uno scuotimento nel corpo della Potenza con un impetuoso moto a spirale. Dalla penetrazione nascono per prima i punti splendenti di energia. Una volta levata Essa è la Forza (kalā) sottile, Kuṇḍalinī. (*)

CHE COS’È IL TANTRA

Parlare di tantrismo crea sempre un misto di curiosità e confusione, anche perché le sue stesse origini sono altrettanto controverse, a causa del fatto che gli insegnamenti vennero tramandati oralmente e in forma privata e clandestina; probabilmente la sua nascita, espressa in diverse forme, è da far risalire a tempi molto antichi, in India, dalla commistione tra teorie e pratiche cinesi e tibetane con le diverse culture del luogo.

In realtà, il termine “tantrismo” non esiste nella tradizione classica indiana, esso fu coniato in occidente nel XX secolo da alcuni studiosi del mondo religioso indiano.

In sanscrito esiste, invece, il suffisso “tantra che, etimologicamente si ricollega alla radice verbale tan = “stendere”, con riferimento alla lavorazione dei tessuti, e viene generalmente tradotto con le parole “telaio” o “ordito” e, in senso lato, con “opera”, “testo”.

In questo senso, i primi testi (Tantra) a cui si fa riferimento (chiamati anche Agama) risalgono al periodo tra il VI e il VII secolo d. C. e, in particolare, sono quelli dedicati allo shivaismo kashmiro.

Nella modernità il compito di riscoperta e diffusione del Tantra è stato portato avanti dal famoso Osho Rajneesh che lo definiva in questo modo:

La parola “tantra” significa tecnica, il metodo, il sentiero, perciò non è filosofico: ricordalo. Non si occupa di problemi e di indagini intellettuali. Non si occupa del “perché” delle cose: si occupa del “come”, non di che cosa sia la verità ma di come possa essere raggiunta.(*)

In sintesi, possiamo definirlo come un cammino spirituale basato sui seguenti princìpi:

  • Ogni cosa è sacra
  • Il Desiderio è la via verso il Divino
  • Negli opposti vi è l’unità
  • L’energia sessuale porta alla beatitudine
  • Nella relazione c’è il risveglio
  • Luce ed ombra si incontrano.

IL RISVEGLIO DELLA KUNDALINI

Molti testi Tantra sono scritti nella forma di dialogo fra un Dio e una Dea, rappresentati rispettivamente da Śiva, la coscienza divina, e il suo riflesso nel mondo, Śakti, l’energia o forza vitale.

Nonostante l’accezione di genere (maschile e femminile), entrambe le divinità sono presenti in ogni essere umano e non separate, almeno originariamente.

Kuṇḍalinī non è che uno degli aspetti della Shakti, il cui nome sembrerebbe derivare da kuṇḍalī, nel significato di “ricurva” o anche “attorcigliata”, da cui il riferimento al serpente come sua immagine simbolica: un animale che normalmente è in stato di riposo, arrotolato su di sé, finché qualcosa non lo stimola al movimento, soprattutto portandolo ad innalzarsi.

Così, ugualmente, acciambellata nella zona dell’osso sacro, quando viene attivata, la Kundalini sale per la colonna vertebrale conducendo, attraverso fasi anche simil orgasmiche, a stati più elevati di coscienza, oltre che alla rigenerazione di tutto il corpo.

Liberare la Kundalini verso l’alto, e non verso il basso, significa sublimare l’energia sessuale per risvegliarsi, attivare i processi di purificazione e autoguarigione, incontrare il divino che è in ognuno.

Come una sorgente di vita, di creatività e di passione che dalla Terra si eleva in un viaggio di assoluta trascendenza in cui diventiamo completamente presenti e connessi a noi stessi e al tutto.

Ciò può accadere grazie a pratiche specifiche, esercizi, rituali, massaggi e, soprattutto, alla respirazione.


(*) Tantrasadbhāva, f.11b linea 4 – f.12b linea3; citato in Kṣemarāja, Śivasūtravimarśinī, commento a II.3; in Vasugupta, Gli aforismi di Śiva, con il commento di Kṣemarāja, a cura e traduzione di Raffaele Torella, Mimesis, 1999, p. 90.

(*) Osho, Il libro dei segreti, traduzione di Tea Pecunia Bassani e Swami Anand Videha, Bompiani, 2008, p. 15

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