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La parola inglese stress, che significa propriamente “sforzo” (dal francese antico estrece = “strettezza, oppressione”, derivato a sua volta del latino strictus = “stretto”), sta ad indicare una serie di sintomi collegati alla tensione nervosa, al logorio, all’affaticamento psicofisico.

Il termine fu introdotto per la prima volta in biologia nel 1935 dal fisiologo Walter Bradford Cannon, mentre i suoi meccanismi furono descritti l’anno dopo dal medico Hans Seyle che definì la sindrome generale di adattamento.

COSA É LO STRESS

Possiamo definire lo stress come la risposta non specifica dell’organismo a qualsiasi pressione o richiesta (stressor) proveniente dall’interno o dall’esterno.

Di per sé esso non ha una connotazione né negativa né positiva, è semplicemente un meccanismo di reazione in presenza di uno stimolo (fisico, ambientale, culturale, metabolico, psicologico, affettivo, alimentare).

Correre una maratona, bere un caffè, scontrarsi con qualcuno o trovarsi improvvisamente un ladro in casa sono tutte situazioni che presentano agenti stressanti: la caratteristica principale che determina la tipologia e il grado di risposta, orientandola verso un andamento più o meno benefico e salutare, è la coerenza tra ciò che sta accadendo in un determinato momento e la sua percezione o elaborazione.

Poiché nel processo sono coinvolti corpo, mente ed emozioni, in connessione tra di loro, il sistema è continuamente sollecitato, su più livelli, e reagisce automaticamente ogni qualvolta individua un segnale di allarme, reale o immaginario.

LA RISPOSTA ALLO STRESS

Di norma, di fronte ad un qualsiasi stimolo dell’organismo, si innescano una serie di risposte fisiologiche, da parte del sistema nervoso e di quello endocrino, che si traducono in specifici comportamenti di attacco-paralisi-fuga.

Quando lo stressor è benefico, lo sforzo richiesto è supportato da un’adeguata quantità di energia, tono e vitalità aumentano e gli effetti complessivi sono a favore dell’equilibrio della persona: il risultato positivo è rappresentato da una sensazione di soddisfazione e un’aumentata consapevolezza (eustress, dal greco eu che significa “bene”).

Quando, invece, lo stressor è nocivo, il sistema fatica a trovare una risposta congrua così si raggiunge l’apice dell’eccitazione, senza la conseguente scarica fisica, la tensione emotiva viene trattenuta e si incorre in fenomeni di ansia, depressione, nervosismo, stanchezza, calo delle difese immunitarie (distress, dal greco dys che significa “in peggio”) 

Oltre che dalla natura dell’agente stressante, la reazione è determinata anche dalla sua intensità, dalla frequenza e dalla durata: una stimolazione troppo forte, frequente o prolungata può portare ad un sovraccarico e/o esaurimento delle risorse e provocare forme di stress cronico o malattie ad esso associate.

CAUSE PRINCIPALI DI DISTRESS

Le cause principali di distress sono:
Ritmi di vita frenetici che non consentono il giusto alternarsi tra azione e recupero e momenti per la cura di Sé
Multitasking e iperconnessione: il cervello non è programmato per processare più attività nello stesso momento e per ricevere grandi quantità di input, così facendo diminuisce costantemente la sua produttività ed efficienza
Rimuginare su eventi del passato o proiettarsi nel futuro concentrandosi su cose di cui non si ha né il controllo né la soluzione
Farsi condizionare da una visione distorta, da un pensiero o una sensazione che non corrispondono alla realtà dei fatti
Farsi sopraffare dalle emozioni, senza esercitare l’autocontrollo
Mancanza di consapevolezza di se stessi e dei propri meccanismi di risposta
Difficoltà, timore o vergogna a chiedere aiuto

CAMBIARE LE REAZIONI

In situazioni temporanee di distress o delle quali si conosce la motivazione è possibile agire in autonomia diminuendo l’esposizione agli agenti stressanti che provocano la reazione, modificando il contesto in cui essi si presentano o le proprie abitudini.

Se la causa è chiara e identificabile in un problema specifico (il lavoro, un rapporto, l’alimentazione, etc..) si può chiedere supporto a professionisti esperti in grado di aiutare la persona a uscire dal circolo vizioso e ritrovare l’armonia perduta ; se si tratta di un atteggiamento generico è possibile imparare a regolare la risposta emotiva attraverso una maggiore attenzione e concentrazione al momento presente.

In presenza di sintomi importanti o malattie è fondamentale rivolgersi ad un medico o terapeuta che possa indicare la cura più adatta.


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